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CANTIERI NAVALI: SERVE UNA POLITICA INDUSTRIALE PUBBLICA

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Aprire una vertenza nazionale per il rilancio del settore
La crisi dei Cantieri Visentini rischia seriamente di assumere per la nostra Provincia le dimensioni di un nuovo “cataclisma occupazionale”, aggravato dall’impossibilità di fruire degli ammortizzatori sociali per buona parte dei lavoratori interessati, in quanto dipendenti di piccole imprese legate ai cantieri navali con il perverso meccanismo dell’esternalizzazione e del subappalto. Bene ha fatto la FIOM a lanciare un appello alla politica perché intervenga in difesa di questo fondamentale pezzo di economia del Polesine. Perché dalla politica possono e devono arrivare risposte e soluzioni. La crisi dei Cantieri Visentini è certamente frutto di scelte aziendali sbagliate, orientate principalmente alla compressione dei costi del lavoro più che all’innovazione e alla competitività tecnologica. Ma è anche una crisi che sta dentro quella generale della cantieristica navale europea, che continua a perdere quote di mercato, oltre che decine di migliaia di occupati, mentre si rafforza la posizione dominante delle imprese coreane, cinesi e, in misura minore, giapponesi. E questo principalmente perché, mentre i paesi asiatici hanno investito fortemente in politiche pubbliche di sostegno al settore, l’Europa ha abbandonato la cantieristica navale a se stessa. La stessa Fincantieri ne è un esempio. Ecco perché penso che compito della politica polesana, ma anche del sindacato, sia quello di riuscire a connettere la questione Cantieri Visentini con quella Fincantieri all’interno di una grande vertenza di valenza nazionale sulla cantieristica. Nell’immediato occorre chiedere con forza che la Regione Veneto si attivi presso il Governo perché: 1) il Polesine sia incluso nel polo della cantieristica navale dell’Alto Adriatico, insieme a Venezia, Monfalcone e Trieste; 2) Fincantieri acquisisca e rilanci le aziende del settore come i Cantieri Visentini, anche con la collaborazione di Veneto Sviluppo; 3) vengano reinternalizzate le lavorazioni subappaltate, riassorbendo e riqualificando i lavoratori oggi senza tutele; 4) si imponga la restituzione dei fondi pubblici alle aziende del settore che delocalizzano all’estero; 5) si lanci un grande piano nazionale per il sostegno alla navigabilità fluviale, alle autostrade del mare, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale del settore. In questa progettualità il Polesine può assumere un ruolo di primo piano: da un lato quale “porta d’accesso” dall’Adriatico alla rete idroviaria e ferroviaria del Nord Italia; dall’altro, appunto, come polo della cantieristica per la flotta fluvio-marittima. Su questi obiettivi come Federazione della Sinistra intendiamo muoverci nelle istituzioni regionali, ma anche garantendo il massimo sostegno alle mobilitazioni che, auspico, i lavoratori del settore sapranno mettere in campo in maniera unitaria. Lorenzo Feltrin Portavoce provinciale Federazione della Sinistra

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